Il Ducato di Modena su Regni Rinascimentali
 
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 [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima

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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:30

Manuenza ha scritto:
Manuenza senti risuonare la voce d'un uomo e si voltò. Ben vestito dal bell'aspetto sembrava una persona importante.
Non era come quei nobili altezzosi che si vedevano in giro...sembrava disponibile...
Così per un attimo lo sguardo di lui incrociò io suo e lei imbarazzata per la sua condizione si nascose tra la gente.
Che pretese mai poteva avere una donna vestita di stracci che sapeva scrivere appena il suo nome?
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:31

Emanuele_C0rleone ha scritto:
A stranger came to the Duke of Modena square to make a proposal to Emanuele. He replied ..

"Dear Sir thank you for the surgery. I would like to meet you in the Corleone’s Art Academy as I would like to propose to you, professor at Lalezar Art Academy, of the Ottoman Empire, a proposal for collaboration and interaction between the Italian art and the Ottoman art.
I would like to discuss the details in the academic.

If you do not mind, Lady Margherita* will be our translator and I await you for a confirmation"


concluded the Rector of the Corleone’s Art Academy, shaking the hand of man.



*Margot.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Uno straniero giunse nella piazza ducale di Modena facendo una proposta ad Emanuele, egli rispose

Gentile Messere vi ringrazio per l'intervento, vorrei potervi incontrare nell'Accademia d'arte Corleone poichè vorrei proporre a voi, insegnante della Lalezar a Art Academyat, nell'Impero Ottamano, una proposta di collaborazione e interazione tra l'arte Italica e quella Ottamana. I particolari gradirei poterli districare in sede.

Dama Margherita* ci farà da Traduttice se non vi spiace ed attendo voi per una conferma


concluse il Rettore dell'Accademia Corleone stringendo la mano dell'uomo





*Margot.
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:43

--Emanuele_C0rleone ha scritto:
Cara Voctoria

aggiunse

come da manifesto affisso il tema delle opere è a vostra totale discrezione. Date libero sfogo alla fantasia

con gli occhi cercava quella ragazza tra la folla ma non riusciva più ad individuarla. Ella sapeva come avrebbe potuto trovarlo
.
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:44

--betelgeuse. ha scritto:
il messo di Betelgeuse, così come stabilito, portò al retore l'opera di narrativa


Quando il dolore rende uguali


Un’aurora di un lontano anno del signore 1071, appena iniziato, vide fremere dalle fondamenta il Castello di Canossa mentre il buio che lo aveva tenuto prigioniero fino quell’istante, si dissolveva mano a mano che i primi raggi di sole annunciavano timidamente il proprio arrivo all’orizzonte.

La natura, ignara di quanto avveniva all’interno del maniero, dettava i suoi percorsi come sempre. La nebbia iniziava a salire mollemente dal lago rendendo l’aria palpabile al tocco umano, stormi di uccelli percorrevano indisturbati la volta celeste disperdendosi aldilà delle pendici montuose, che senza remore alcuna lambivano il cielo ancora carico di stelle mattutine.

Un bagliore si levò dal Castello. No, a guardare bene più che un bagliore era un fuoco fermo, un fuoco spento che levandosi dalle mura, indisturbato, fluttuava nell’aria con movenze leggiadre. Il volo era simile al svolazzare delle farfalle nel vento, ma determinato nel raggiungere la sfera celeste e da lì le ultime stelle che nell’ albeggiare dirompevano nel cielo indiscusse.





Dentro le mura del maniero, nelle stanze del palazzo, Matilde giaceva inerme nel proprio letto.

Gli occhi sbarrati nel vuoto.

Nessuno mai avrebbe potuto lenire il suo dolore, che come un aspide le succhiava lentamente il cuore.

Un dramma si era consumato quella notte. Beatrice, la piccola nata da pochi giorni si era spenta, così come si spegne la fiamma di una candela, lasciando Matilde in una tale prostrazione che la mente umana, se non attraversata dal medesimo dolore, non può mai concepire.
L’infuso, in un misto di melissa, biancospino e valeriana, preparato dal cerusico e ingurgitato tutto d’un fiato le procurò stordimento e condusse la sua mente a uno stato soporifero tale da farle percepire la morte della propria bambina come qualcosa di irreale di mai avvenuto .


Matilde distesa, quasi inerme sul medesimo letto che giorni prima la vide concepire Beatrice, udì la porta aprirsi e subito dopo un frusciare di vesti.

Due occhi ammantati di pietate la scrutavano dall’alto.

Erano gli stessi occhi che due anni prima le avevano chiesto, con impeto e forza, di compiere un passo importante per la propria vita. La mente di Matilde, rapita dal ricordo, ripercorse tutta la scena che si era svolta a Canossa, quando la madre la Duchessa Beatrice di Lotaringia le chiese di unirsi, senza remore alcuna, in matrimonio con Goffredo il Gobbo.

- “L’unione con il tuo fratellastro, così come fu sancita nel mio contratto matrimoniale con il duca di Lotaringia, è un atto di fedeltà verso il Papà e di attenzione per l’Impero.

Tale gesto, di indiscussa importanza politica ed economica, favorirà, su tutta l’Europa, la tua superiorità diplomatica.
Inoltre, sposando Goffredo avrai, tra le tante cose, il merito di consolidare in un'unica mano il ducato della Tuscia e il ducato della Lotaringia. Grazie a questo matrimonio, figlia mia, non saranno divisi i possedimenti delle rispettive famiglie.


Tenendo le mani della propria figlia tra le sue e con lo sguardo fermo dal quale traspariva la fierezza della propria stirpe aggiunse:

- “Sono cosciente del sacrificio che ti sto chiedendo perchè conosco le fattezze di Goffredo. La gobba e il gozzo lo rendono ripugnate agli occhi teneri di una fanciulla. Ma tu sai bene qual è la bellezza che conta in questo nostro mondo . E Goffredo, credimi figlia, conduce nel proprio cuore la delicatezza dell’amor cortese. Quell’amore per cui tu diverrai pari ad un angelo. Vedrai, figlia mia, la devozione verso te sarà totale ed estrema”.

Con un sussulto Matilde si trovò di nuovo nella propria camera, gli occhi della Duchessa Madre sbarrati su di lei e un peso sul cuore che non le lasciava vie di fuga.
Le parole compassionevoli della Duchessa sussurrate quel triste giorno non riuscirono comunque a lenirle la sofferenza.

- “Oh figlia mia, mio dolce mio petalo di rosa, vedrai il Signore Iddio avrà compassione di te e ti renderà madre di tanti splendidi bambini che diventeranno forti e coraggiosi come te.
Vedrai figlia ”
disse segnandosi con il simbolo della croce“ il signore te ne renderà merito.”.

Poi accarezzando con un gesto affettuosi i capelli di Matilde, aggiunse:

- “Mia cara, ho pensato, com'è usanza tra i nobili, di costruire nell'Appennino Modenese a Frassinoro un monastero e dedicarlo alla piccola anima. Così scriverò sulla stele d’ingresso al monastero "Per la grazia dell'anima della defunta Beatrice mia nipote".


Altri occhi, quel funesto giorno, si posarono su quelli di Matilde. Erano gli occhi di Goffredo, il marito. Questi trascinavano nell’azzurro dell’iride, il ricordo ancora vivo e prorompente che anni prima legò i due cuori increduli.

La memoria di un incontro avvenuto pochi anni prima, prese materia:







Le rose erano sovrane nei giardini del Castello di Canossa e Matilde si attardava a raccoglierle o ad ammirarle estasiata.

Ne respirava il profumo, ne godeva delle loro delicate forme.

Ad un tratto con la coda dell’occhio si accorse che un individuo dalla cima delle scalinate, che dal Castello conducevano ai sottostanti giardini, la scrutavano.

Quella invadenza le procurò uno strano stato d’inquietudine, ma impose a se stessa di non curarsene e di proseguire nella passeggiata tra i roseti … e così, senza indugio, si dimenticò di lui .

Così assorta nei propri pensieri, fece ritorno alle sale del palazzo del castello, con in braccio le rose da poco recise. Ed ecco che, quella figura, le si palesò dinanzi.

Era la medesima figura che aveva visto in cima alla scalinata.

Fu un attimo e Matilde incrociò i suoi occhi. Fermi come l’orizzonte, limpidi come il cielo d’estate, cristallini come l’acqua di un torrente. Di quegli occhi Matilde ne rimase immediatamente rapita.

Dicono che gli occhi siano lo specchio dell’anima, e così fu per Matilde. In una frazione di secondi ella vide in quegli occhi tutto l’incanto dell’amor cortese che quell’uomo era disposto ad offrirgli. E poco valeva l’aspetto incurvato della schiena e il bozzo sotto il mento.

- “E’ lui” pensò ancora con gli occhi dentro ai suoi occhi “E’ il mio promesso sposo”.

Goffredo assecondando i palpiti del proprio cuore, si avvicinò e s’ impadronì delle mani di Matilde che mise tra le sue.

Matilde rimase muta senza parole … e le rose che cingeva le scivolarono lentamente, una per una dalle braccia.

Mentre negli occhi di Goffredo, chiari come l’acqua, dirompeva lo stupore, il medesimo stupore che aveva Matilde nell’essere accarezzata dallo sguardo del suo promesso.





Ma torniamo a quell’anno del Signore 1071, appena iniziato, quando gli occhi di Goffredo, pietosi, si posarono sugli occhi di Matilde, che stillavano lacrime di amaro dolore:

- “Potrai mai perdonarmi Goffredo? “ Chiese con un fil di voce Matilde al suo sposo.

- “Non assumerti nessuna responsabilità, mio adorato amore, il nostro angelo è stato chiamato da Dio. Noi ne avremo altri! Tanti altri!”. Le rispose in tal modo Goffredo, accarezzandole il volto con le mani “ Ora riposa mio dolce amore, io starò qui al tuo capezzale a vegliarti per un po’. “.

Una stella, la notte seguente , si staccò dal firmamento e lo attraversò con ali di porpora e d’oro raggiungendo il Castello di Canossa. Si adagiò sui merli del torrione. Brillò ancora per un po’, poi dolcemente si spense.

Matilde dalla propria finestra notò quasi subito quella splendida luce e il suo cuore, nell’incanto del momento, ne ebbe sollievo. Matilde credette fermamente che quella minuscola stella fosse lo spirito della piccola Beatrice che prima di diventare angelo tra gli angeli le regalava l’ultimo saluto.




In questo breve tratto di vita romanzata di Matilde di Canossa, si vuole dimostrare che, se pur ella fosse Duchessa e al contempo Marchesa, di stirpe Longobarda di alto lignaggio provò per la morte della propria figlia una sofferenza tale che la rese uguale a tutte le donne, anche di umili origini, che come lei subirono, loro malgrado, la perdita di un figlio.

E’ proprio vero, signori miei, il dolore ci rende uguali.


Fine.

Autrice : Betelgeuse
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:46

Pestifera ha scritto:
La Nave pirata aveva fatto una manovra perfetta portandosi al lato della nave commerciale in pochi minuti.
I’equipaggio della “Black” era pronto per l’arrembaggio, aspettava solo il segnale della capitana Sophie.
La valorosa comandante della flotta più potente mai vista nella pirateria era fiera dei propri uomini, li guardava uno a uno sapendo che fra poco avrebbero dato il meglio di se.
Stava per dare il via al saccheggio quando….

“Ehm scusatemi, tra voi c’è qualcuno che vuole guadagnare qualche ducato?”

Esclamò una giovane dama rossa di capelli, piena di lentiggini, interrompendo così una battaglia tra gruppi di ragazzini:

Quello dei pirati, che si era situato sulla grossa pietra, al centro della piazza grande di Modena, facendola diventare una nave da guerra;
quello dei mercanti che stava usando una grossa cassa di legno come nave; e quello della marina, che stava sopraggiungendo a bordo di un baule tutto rattoppato.

Tutti ora guardavano la capitana, detta anche “pestifera”, aspettando un suo cenno.

Sophie scese da masso e con eleganza fece un inchino alla dama.
Poi disse sempre in modo oltremodo educato:
“ Madame, se non le dispiace, vorrei essere io a guadagnare quei soldi, cosa devo fare?”

La rossa dama gli spiegò ogni cosa.
Si trattava di portare una pergamena presso un palazzo in città e la donna non poteva farlo perché era in partenza.

La bambina accettò, si prese contenta il sacchetto di ducati, il rotolo e partì di corsa verso il luogo che le era stato indicato.
Usando scorciatoie che conosce solo chi è del posto, la bambina arrivò velocemente a destinazione.
Entrò nel palazzo dove trovò un giovane che era addetto a ritirare le iscrizioni e le opere .
Si presentò quindi, fece un inchino e consegnò la pergamena arrotolata.
L’uomo cominciò a leggere.
[rp]
Io sottoscritta Roxane Lante della Rovere, detta Robyn chiedo di potermi iscrivere al Concorso Artistico Culturale "ESTATE E COLORI IN RIMA", sezione "Scrittura ", organizzato nella città di Modena .
A tal fine vi consegno il mio manoscritto:

[rp]
                Bussavano alla porta...


Bussavano alla porta.
Insistentemente…
Uno, due, tre, quattro colpi sul legno… suoni fastidiosi…

Edoardo si alzò malvolentieri dalla sua scrivania, stava preso dallo studio di un libro particolarmente difficile.

Signorino! Quando me la dà la pigione?Eh, son due giorni che é in ritardo!
Una donna mal vestita, esclamò scocciata, appena il ragazzo aprì la porta.

Scusatemi, avete ragione, in effetti me ne ero scordato, ora provvedo subito!
Così dicendo prese una saccoccetta e ne tirò fuori tre soldi.

Ahh, ma voi signorino vi scordate pure di mangiare, siete troppo magro!
Per ora chiudo un occhio, ma poi basta con queste dimenticanze!

Rispose la padrona della piccola stanza sotto il tetto che occupava il giovane e poi tolse velocemente il disturbo.

Edoardo emise un respiro di sollievo, poi contò i soldi rimasti.
Non si sarebbe potuto permettere di comprare del pane quel giorno se voleva pagare la pigione anche per il mese prossimo.
Non si ricordava più quando aveva mangiato l’ultimo pezzo si pane raffermo e i vestiti gli stavano ormai tutti troppo larghi, come se fosse una stampella.

Doveva assolutamente finire gli studi per diventare parroco e poi tutto sarebbe cambiato; avrebbe avuto una chiesa e parrocchiani che si sarebbero presi cura di lui, non avrebbe più sofferto la fame!

Fame ? Si rese conto che il suo stomaco non brontolava più, abituato ormai a non ricevere cibo.

Il parroco aveva organizzato una questua, racimolando quel tanto che aveva permesso ad Edoardo di andare a Modena per studiare ma ora era arrivato agli sgoccioli e doveva risparmiare.

Lo studente cercò di non pensare ai suoi problemi e si rimise chino sui libri ma si addormentò per la debolezza subito dopo.

Passò una notte strana:
Sognò di stare dentro una galleria che diventava sempre più luminosa e una persona, un vecchio, lo esortava a seguirlo dall’altra parte dove s’intravedevano prati fioriti, campi coltivati e gente felice che ballava.
Lui non voleva andare, aveva ancora tanto da fare!
Si voltò quindi e corse indietro fino a tornare nella sua stanzetta piena di libri, svegliandosi madido di sudore.

Bussavano alla porta.
Insistentemente…
Uno, due, tre, quattro colpi sul legno… suoni fastidiosi…

Il giovane sospirò sonoramente e alzandosi un po’ dolorante andò ad aprire.
Si ritrovò davanti ad un vecchio che assomigliava leggermente all’uomo visto in sogno.

Salve giovanotto!
Mi presento sono Golfredo e sono stato mandato dal vescovo.
Il monsignore è preoccupato per le vostre condizioni fisiche dato che è venuto a sapere della vostra esagerata magrezza e sono qui per prendermi cura di voi; non avrete più problemi d’ora in avanti, sempre se mi fate entrare…

Esclamò l’uomo mentre portava due borse piene di cibarie per le mani.

Edoardo era molto sorpreso.
” Aristotele mi ha preso a benvolere!” pensò contento.

Prego, prego ... entrate.
Fate pure come se foste a casa vostra!

Rispose il giovane mentre si faceva da parte per far passare il vecchio.

Poi ripensò alle parole dell’uomo e vide gli ossicini striminziti che aveva al posto delle braccia e delle mani ...
Non se ne era accorto di essere così magro!

Il vecchio era molto simpatico e mentre preparava da mangiare, non smetteva di parlare e raccontare aneddoti simpatici riguardante la curia episcopale.
In poco tempo aveva tolto i libri dal tavolo e imbastito un pranzo luculliano:
Frutta, pizza croccante, della carne affumicata, un’abbondante porzione di prosciutto e per finire una bella fetta di torta, il tutto annaffiato da una bottiglia di buon vino rosso.
Il giovane felice si buttò sul cibo e in men che non si dica aveva spazzolato ogni cosa.
Si sentiva notevolmente meglio e a pancia piena si addormentò, questa volta sul letto.
Al suo risveglio la stanzetta era stata messa in ordine ma il vecchio era scomparso.
Il ragazzo si rimise a studiare con rinnovata energia e riuscì a terminare facilmente un capitolo che prima aveva trovato ostico.

Dopo una tranquilla nottata, Edoardo si svegliò trovando il vecchio che preparava una magnifica colazione, migliore della precedente.
Tutto si ripresentò come il giorno precedente; il ragazzo studiò sempre con grande lena e andò a riposarsi felice nel suo letto.

La mattina, in quel preciso momento che precede la veglia, il giovane ebbe una strana visione:
Un viso di donna, perfetto di lineamenti, con morbidi boccoli che ricadevano mollemente sul cuscino, era vicinissimo alla sua faccia.
Poteva addirittura sentire il respiro della giovane, poi lei aprì gli occhi cerulei, sbadigliò e si alzò dal letto.

Edoardo si pizzicò, chiuse gli occhi, li riaprì e la visione era scomparsa.
Si alzò dal giaciglio, si lavò la faccia con acqua fresca e poi attese la venuta di Golfredo.
Ora lo stomaco brontolava dalla fame e quando arrivò l’uomo col pranzo, il giovane si dimenticò di ogni cosa per dedicarsi alle gioie della tavola.

Antonia aveva avuto fortuna... era felicissima!
Non era facile di quei tempi trovare non uno ma due lavori:
Lavandaia e ricamatrice.
Inoltre aveva trovato una stanzetta a poco prezzo!
La vita gli sorrideva e felice cominciò a sistemare il locale preso in affitto.

Buttò delle cartacce, spolverò, lavò bene per terra, buttò il vecchio e informe materasso di crine e al suo posto ne mise uno nuovo che aveva portato con sé quando aveva abbandonato la natia casa per tentare la fortuna in città.

La madre lo aveva appena fatto per lei usando la lana delle loro pecore e il padre aveva aiutato a metterlo sul carretto insieme ai bauli contenenti la biancheria e i pochi vestiti.

Finito di sistemare, mise delle tende alle finestre e fiori dentro una vecchia caraffa che aveva trovato nel piccolo appartamento.

Poi crollò stanca sul letto.
La notte era passata tranquilla ma al risveglio sentì uscire degli strani cigolii provenire da un punto vicino al suo letto ma dalla parte opposta di dove stava lei.
Quando si alzò sbadigliando andò a vedere ma non trovò nulla.

“Saranno i topi! Mi devo ricordare di mettere il cibo nella madia per evitare di farglielo rosicchiare.” Pensò un poco infastidita dalla presenza delle bestiole, aveva sperato che in città non ce ne fossero...

Passarono alcuni giorni durante i quali Edoardo pensò solo allo studio, mentre a nutrirlo pensava il vecchio Golfredo.

Il giovane prese a conversare amabilmente con l’uomo che era esperto di filosofia e teologia.
A quanto pare aveva fatto il precettore e ora, in vecchiaia, era stato preso in simpatia dal vescovo che lo aveva assunto come uomo di fiducia.
L’uomo rispondeva volentieri ai quesiti che gli rivolgeva Edoardo, bisognoso com’era di apprendere e di capire le basi dell’aristotelismo.

Signorino Edoardo, che ne dite di uscire un poco?Questa giornata è troppo bella per restare in casa, Andiamo!
C’è un prato lungo il naviglio che mi piacerebbe mostrarvi, là poi se volete, possiamo discutere di teologia.

Golfredo esclamò una mattina e tanto fece che convinse il giovane a seguirlo.

Ormai non era più tanto magro e riuscì facilmente a fare le scale per scendere.
La gente quasi non notava i due, presa dai pensieri e dalle cose da fare; dovettero più di una volta cedere il passo per non essere travolti dai passanti.
Si sa, le città sono così e non è facile abituarsi per la gente di campagna.
Modena non era da meno.

In quel momento al ragazzo venne un colpo:
Vide la donna della sua visione avvicinarsi a lui camminando spedita; in braccio aveva dei panni e velocemente si diresse verso il suo stesso palazzo, entrando nel portone.

“Ah che ci farà là quella donna?” Pensò sorpreso il giovane ma Golfredo lo guidò in mezzo alle vie distraendolo e quando arrivarono finalmente al prato, il giovane costatò che il vecchio diceva il vero:
L’acqua del canale scorreva placida, formando un’ansa dove la corrente era meno forte.

In quel punto cresceva una grande varietà di piante fiorite, cosa insolita perché la primavera non era ancora giunta.
Il posto era di stimolo alla fame culturale ma anche a quella fisica del giovane che Golfredo riuscì a calmare fornendo risposte sensate per la prima e cibo, sotto forma di pagnottella, per la seconda.

Dopo i primi giorni di entusiasmo, per la giovane Antonia cominciò un periodo stressante.
Gestire due lavori del genere, non essendoci abituata, non era facile.
Finito il lavoro al fiume e steso i grandi lenzuoli, la aspettava il ricamo che doveva finire nei tempi previsti se no, non era pagata.

Un giorno correva a casa con i panni in braccio, quando sentì una strana sensazione:
Le sembrava di essere osservata ma giunta al suo portone, si girò e non vide nessuno.
Gli stavano succedendo delle strane cose!
Ogni tanto sentiva degli scricchiolii nella sua stanza, ma dei topi nessuna traccia.

Inoltre a volte, quando dava un occhio distratto allo specchio, notava riflesso una macchia di colore informe che sembrava un volto, per poi scomparire subito dopo.

Edoardo era in dormiveglia quando vide davanti a se di nuovo quella ragazza.
Stava davanti ad uno specchio e si provava un vestito…era bellissima!
I lunghi capelli colore del grano spiccavano sull’azzurro della stoffa.
Sembrava un angelo!
Come sempre la visione durò un attimo e svanendo lasciò in lui un’insolita sensazione.
Ora aveva voglia di rivederla.

La ragazza continuava a sentirsi osservata, c'erano strani rumori e macchie di colore scuro che si riflettevano sugli specchi.
Provò a far benedire la stanza dal parroco locale senza risultati.
Arrivò pure a farsi vedere da un esorcista, ma il prete non trovò nessun demone in lei.
Cosa le stava capitando? Era molto preoccupata per la sua salute mentale.
Un giorno trovò sul comodino una cosa che la fece sorridere e in parte la tranquillizzò:
Un cuore formato con le sue forcine.
Lei si ricordava di averle riposte a caso la sera prima e quindi non era pazza, c’era veramente qualcuno in quella stanza!

Edoardo aveva finalmente finito i suoi studi; aveva scritto anche la tesi.
Golfredo aveva visionato il tutto, dando il suo parere favorevole.
Il giovane avrebbe avuto la sua laurea in teologia a breve.

Prima di andare insieme dal vescovo per la consegna della pergamena, il vecchio volle portarlo nel posto vicino al canale Naviglio, per festeggiare con una colazione sul prato.
Il giovane accettò di buon grado, quel posto lo rendeva particolarmente sereno, la mente si schiariva e comprendeva meglio ogni concetto che fino a allora gli risultava ostico.

I fiori riempivano l’aria di profumo mentre le api scorrazzavano ronzanti tra uno e l’altro, gli uccelli cinguettavano e si sentivano i grilli frinire.
A Edoardo girava un poco la testa e fece appena in tempo a sedersi sull’erba prima di cadere; chiuse un attimo gli occhi, si concentrò sui suoni e subito si sentì meglio.

Nel momento in cui Il Vecchio cominciò a parlare, i suoni divennero man mano più deboli permettendo al giovane di fare attenzione al discorso.

Edoardo... ora devi starmi a sentire bene, non sarà facile spiegarti tutto ma ci proverò.
Sei arrivato al traguardo che ti eri prefissato, ti sei laureato finalmente!

Però per giungere a questo avevi tralasciato cose importanti:
Nutrivi solo la mente e non davi cibo al tuo corpo e al tuo spirito.

Ti ricordi quando sono arrivato a casa tua per la prima volta?
Ecco, tu eri appena morto di consunzione.

Ebbene si caro ragazzo, morto…ma eri talmente preso dalla tua fissazione che non te ne sei voluto accorgere e hai pensato che si trattasse di un sogno quando ti accolsi e ti volli portare con me nella luce.


Il giovane stentava a crederlo ed esclamò concitato:
Ma com’è possibile?Io tocco questi fiori, questa terra, come possibile che sono morto? Io sono vivo, che ditee!!

Il vecchio con pazienza gli rispose:
Ragazzo, ora non siamo nella dimensione materiale, ma in una molto vicina, chiamiamola realtà separata oppure purgatorio; una sorta di limbo tra i mondi, dove le anime a volte, si rifugiano quando non riescono a recarsi nei mondi superiori.

Tu ti chiederai perché non ti ho fatto questo discorso prima, ebbene non mi avresti ascoltato…dovevi prima finire il compito che ti eri prefissato.
Il mio compito invece è stato quello di starti accanto e nello stesso momento fornirti cibo per il corpo, anche se ormai astrale e per il tuo spirito.
E devo dire che ci sono riuscito!
Hai compreso tanti concetti che prima non avresti mai neanche immaginato, sei cambiato al punto di sentire un sentimento meraviglioso: L’amore!
L’amore muove i pianeti, il sole e tutto l’universo.


Golfredo s’interruppe sorridendo e il ragazzo né approfittò per chiedergli:
Maestro, parlate di quella ragazza?Ma chi è?Dove posso trovala?
Ancora sorridendo il vecchio rispose:
Quella ragazza sta nella dimensione materiale, occupa la tua stanza da quando sei passato a miglior vita.
Sei riuscito in qualche modo ad arrivare a lei, capita a volte da questo limbo.
Antonia, questo è il suo nome, ti ha percepito come di solito si fa con i fantasmi.
In effetti, ora lo sei…un fantasma, diciamo…uno spirito che si deve liberare.
Ora però lo puoi fare, anzi hai due possibilità:
Venire con me nei mondi superiori ... oppure tornare sulla terra come spirito guida.
Puoi aiutare Antonia a fare le scelte giuste e quando lei morirà, tu la accompagnerai e poi sarete insieme come spiriti complementari.
Che ne dici?
Vuoi del tempo per pensarci?


Edoardo lo fissò per un momento che parve eterno.

Il vecchio nel frattempo aveva cambiato aspetto:
Aveva la tunica come gli antichi greci e i capelli lunghi.
Ora sembrava simile alle miniature che più volte aveva osservato sui libri; quelle che raffiguravano gli antichi filosofi e teologi.
Quasi quasi, ecco…ora sembrava Aristotele!

No Maestro non occorre... ho deciso:
Voglio tornare sulla terra e stare accanto alla donna che amo.


E così sia! Esclamò Golfredo o meglio Aristotele e Edoardo si ritrovo accanto alla ragazza che dormiva tranquilla.

Anche se era uno spirito, si accorse che poteva muovere piccoli oggetti e disegnò un cuore con delle forcine.
Poi diede un bacio alla ragazza che si pose leggero come l’aria sulla gota ed ebbe l’effetto di procurarle un sonno più tranquillo.

[/rp]
Autrice :Roxane Lante della Rovere, detta Robyn
[/rp]
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:48

Emanuele_C0rleone ha scritto:
Salutò il messo il quale depositò lo scritto della cara accademica Robyn


[rp]
Pittura
- Marzia_ da Milano
- Cassorni da Modena
- Margot. di Firenze


Poesia
- Trombetto da Modena
- Sheere da Modena
- Primavera da Firenze


Scrittura
- Emrys77 di Milano
- Betelgeuse da Firenze
- Plautolo da Modena
- Robyn da Genova
[/rp]


Recuperò gli scritti presentati leggendoli con attenzione, non spettava a lui decidere ma amava altre sì poterne assaporare l'essenza che menti fantasiose amabilmente e con pregevolezza sapevano vergar su carta o tingere su tela
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:50

Siciguns ha scritto:
Il Giudice, che si dovette assentare alcune ore per via delle imminenti elezioni ducali, in modo da organizzare le ultime questioni, torno dal suo carissimo amico, Emanuele, per aiutarlo nella gestione delle iscrizioni.

Prego madame e Messeri, avvicinatevi e prendete coraggio, iscrivetevi al concorso artistico, Modena è piena di talenti e da sempre ha una forte vena artistica, tiriamola fuori... Disse Sorridendo.

Il concorso è aperto a tutti, chiunque può partecipare... Per farlo, presentatevi qui dinnanzi a noi è rilasciate la vostra iscrizione manifestandone la volontà, specificando bene a quale sezione del concorso gradireste partecipare.

Depositate in seguito, entro la mezzanotte del 28 Luglio, mese corrente, la vostra opera, poema, racconto o dipinto che sia, e verrà poi valutato da una giuria di illustri personalità modenesi.


Detto ciò, si avvicinò all'amico chiedendogli scusa per l'assenza del giorno precedente e compiacendosi di quanti iscritti e belle opere vi erano.
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:50

Sheere ha scritto:
Rebecca consegnò al rettore la pergamena contenete il suo componimento.

[rp]Raggio di Luna

"Ho immaginato di catturare la Luna...

di farla mia e tenerla con me per sempre...

Ho immaginato di viverla solo io,

perché penso che sia l'unica cosa che vale veramente nella Notte...

Ho immaginato che senza di essa la mia Vita sarebbe stata proprio come quel Buio completo...

ed ho cercato in tutti modi di raggiungerla e cingerla......

soltanto un folle avrebbe potuto partorire un'idea simile...

così triste e sconfortata son tornata sulla Terra,

a percorrere quel sentiero che il Destino ha disegnato per me...

senza aspettative e con la consapevolezza che avrei viaggiato per sempre con le Tenebre intorno...

ed è proprio quando stavo per rassegnarmi a tenere lo sguardo fisso sul mio cammino,

per evitare di vederla nel Cielo e acuire il mio dispiacere per aver fallito...

lei, la Luna, ha mandato giù da me una sua creazione, un suo raggio...

un raggio di Luna"
[/rp]
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:52

Il_messaggero_aretino ha scritto:

IL messaggero di Arezzo era un ragazzotto che pareva dovesse trascorrere la sua vita a cavallo.
Indubbiamente era la cosa che amava in assoluto di più nella vita!
Efisio, questo era il suo nome, era richiestissimo come fantino in tutti i palii che si correvano nel Ducato di Firenze e quando non aveva un palio da correre, faceva da messaggero, garantendo un ottimo servizio per un'adeguata ricompensa.

A Modena c'era per richiesta di Guglielmo Deregibus che tutti ad Arezzo conoscevano come Ser_Barney.
Questi era un inglese un po' bislacco, ma di belle maniere e per quel che potesse interessare ad Efisio... Era generoso con le mance!
Ser_Barney gli aveva affidato due pergamene, precisandogli che una era di presentazione e l'altra quella più preziosa era un suo manufatto con il quale voleva partecipare ad un concorso.

Era estate, ma della tipica stagione aveva poco... Dei nuvoloni minacciavano il peggio ed Efisio attendeva con impazienza che il portone dell'Accademia di Modena si aprisse.
Dopo un tempo considerevole, sentì la chiave girare nella serratura e con un cigolio la porta si schiuse, ne uscì un messere dall'aria distinta, un professore o forse di più... Nel dubbio si esibì nel più reverente dei suoi inchini, salutò il messere che lo ricambiò e dopo essersi presentato consegnò le due pergamene.

Cercò di affrettare quell'incombenza perché il cielo era sempre più minaccioso ed Arezzo era lontana. Efisio sperava che sulla strada del ritorno, al di là dei monti, potesse trovare un tempo migliore.

- “ Ser_Barney, preparate i ducati che la commissione ve l'ho bella che fatta!” Pensò Efisio tra sé e sé, mentre il tuono del temporale inquietando il suo destriero lo spronava a correre come poche altre volte gli aveva visto fare.


[rp]


Io Guglielmo Deregibus meglio conosciuto come Ser_Barney, Cavaliere di Arezzo

Chiedo di essere ammesso al “Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima” e di poter gareggiare nella sezione dedicata alla narrativa.

Rispettosamente ringrazio e saluto

Guglielmo Deregibus
Cavaliere di Arezzo


[/rp]




[rp]

La Bibbia d'oro


L a notte di bagordi si era protratta sino all'alba, con i ragazzi di bottega e altri amici artisti, come era consuetudine nel loro ambiente. Avevano festeggiato il termine di un'opera che li aveva impegnati per sei anni della loro vita.
Tra gli artisti era ragione di festa anche il poter disporre del compenso di un lavoro, la loro vita del resto era quasi sempre di stenti e di attese, ma le cose buone che li univano erano l'amicizia e la solidarietà.

La serata passò tra risate e schiamazzi, tra fumanti e profumati cosciotti arrostiti sul fuoco e boccali di vino Lambrusco.
Nell'attesa che la carne sulla brace cuocesse a puntino, il taverniere aveva servito ai commensali piadine e mortadella, affinché loro non esagerassero troppo con il vino, perché troppo spesso le serate in taverna terminavano mettendo a rischio qualcosa o qualcuno.

Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, i festeggianti, erano Maestri miniaturisti tra i più quotati in tutto il Ducato di Modena e Reggio e anche oltre confine, ma quella sera l'arte che aveva il diritto di scena era quella della buona cucina e del buon vino.

Il mattino dopo Taddeo aprì gli occhi e si rese conto dalla posizione del sole, che era vicino al mezzodì. Si alzò in tutta fretta, con la testa che gli doleva e vestendosi nel mentre usciva di casa e corse a chiamare Franco.
Giunto a casa del suo amico, vide che la porta non era chiusa e questo gli fece ben sperare che anche egli fosse già sveglio e gli permise di entrare senza attese...

- “Bene, sarà già pronto... Del resto oggi è un grande giorno, non si può non essere impazienti!” Pensò Taddeo mentre saliva le scale di corsa chiamandolo a voce alta. Non trovando il suo amico in altri luoghi giunse sino in camera, dove si stupì di vederlo riverso sul letto, legato ad esso da un sonno profondo.
Immediatamente capì che era passata la festa, la notte, ma non erano passati gli effluvi dell'alcol.
Taddeo era disperato perché vari e vani furono i suoi tentativi di ridestarlo, ma prima di darsi per vinto, gli sfilò gli stivali e la giacca, perché quest'ultimo si era addormentato vestito e di peso lo caricò sul suo cavallo per portarlo a rinfrescare sia il corpo che la mente, con la speranza che una terapia d'urto sortisse qualche effetto.

Scelse di scendere al fiume Secchia che era il più vicino rispetto al Panaro, evitando così di esporre troppo, l'immagine poco edificante del suo amico, al pubblico giudizio, nel passaggio attraverso le strade cittadine.
Cercò un'ansa protetta di quel corso d'acqua, che lui conosceva bene sin da piccolo e lì certo di essere lontano da occhi indiscreti, si tolse gli abiti rimanendo in braghe di tela.
Con grande fatica liberò dagli abiti anche Franco, che nel mentre continuava ad essere in uno stato di semi incoscienza.
Prese infine dalla sacca che aveva con sé, una bella manciata di sale, di sorpresa e con forza la mise in bocca al suo amico, che per ovvia reazione lo stomaco liberò.

- “Ma guarda che compito infame mi è toccato!” Lamentò Taddeo ad alta voce, per tutto il disgusto che provava da quel doveroso atto e soprattutto da quel che da esso ne derivò.

Lo trascinò poi nell'acqua fresca del fiume e lì finalmente Franco iniziò a reagire, implorando l'amico affinché lo portasse a casa, anche solo per poter morire in pace.
Taddeo indifferente alle richieste di Franco, lo portò in un punto dove l'acqua era più profonda ma la corrente non era forte, tenendolo saldamente abbracciato a sé, perché la debolezza nelle gambe di quest'ultimo e il fondo viscido del fiume non gli consentivano molta stabilità e viste le condizioni, se fosse caduto in acqua sicuramente non sarebbe più riemerso.

- “ Ti prego lasciami morire, ma non qui nel fiume!” Farfugliò tra le lacrime Franco, mentre Taddeo lo immergeva sino al collo ad intervalli regolari.

- “ Non ti preoccupare che non muori, l'erba grama non muore mai!” Rispose Taddeo, intensificando ulteriormente la stretta delle braccia attorno a quel corpo che bagnato gli scivolava via.
Poco dopo mentre cercava con lo sguardo un punto dal quale poi riemergere, si accorse che a riva una lavandaia, con il suo cesto di panni, li stava osservando con un'espressione stupita e disgustata.
Quando lo sguardo di Taddeo incrociò quello della donna, quest'ultima con disprezzo gli urlò:

- “ Sporcaccioni! Vergognatevi! Gente senza morale! Brucerete nel fuoco dell'inferno!”

A nulla servì cercare di farsi le proprie ragioni urlandole, affinché fossero udite dalla donna, ma lei indignata era fuggita, eclissandosi nel sentiero sabbioso che passava attraverso il canneto e da lì portava alla porta nord della città.

- “ Bella figura che abbiamo fatto! Complimenti!” Disse arrabbiato Taddeo a Franco...

- “Ber risaputa è la discrezione delle lavandaie!” Aggiunse trascinandolo a riva e lasciandolo disteso al sole a asciugare mentre quest'ultimo, dalla fase triste dell'ubriacatura, era passato a quella del pentimento e non finiva di chiedere scusa.

- “ Scusa, scusa...” Gli fece eco Taddeo con il fiato corto dallo sforzo appena compiuto.

- “Dopo oggi... Se non muori da solo, di ammazzo io con le mie mani!”

Nelle ore successive ritornarono a casa. Con tisane e altri artefici medicamentosi suggeriti dal cerusico, Franco riuscì a riprendersi se pur con molta fatica, ma quel giorno era speciale per entrambi e Franco doveva necessariamente essere presentabile.

I due Maestri erano attesi nel pomeriggio dal Duca Borso D'Este, al Castello degli Estensi.
Da poco tempo e per volere dell'Imperatore Federico III, Modena era diventata Ducato con Reggio e il Marchese d'Este era stato insignito del titolo di Duca.

- “Il Duca Vi può ricevere!” Disse un segretario, invitando i Maestri d'Arte, con un ampio cenno della mano ad entrare nella sala successiva, dove lui poi li avrebbe guidati sino allo studio del Duca.
Taddeo seguì il segretario e Franco seguì Taddeo, ma con un'andatura dal passo più incerto, ogni tanto l'altro si girava, per vedere di non perderlo strada, cogliendo l'occasione per lanciargli uno sguardo minaccioso... Un chiaro monito a far appello a tutte le sue forze, per non rovinare il momento solenne.

I due maestri erano emozionati perché dopo sei anni di duro e meticoloso lavoro erano giunti al termine della loro opera, ovviamente l'emozione di Franco era abbastanza stemperata nei postumi della sera precedente.

I Maestri d'Arte dell'epoca, si compiacevano che dalla fine del secolo precedente a Modena si “respirava aria nuova”, “aria di cambiamenti” specialmente in campo artistico, prima con il Marchese Nicolò d'Este e poi con gli Estensi che si erano succeduti a lui.
La città aveva visto il fiorire un po' ovunque di numerose autentiche opere d'arte e questo nonostante che sino a pochi anni prima fosse ancora feudo di Ferrara.

- “Maestri, che piacere vedervi!” Il Duca li accolse con un caloroso saluto.

- “ Il piacere è nostro Duca! E soprattutto è un onore per noi aver lavorato per la vostra persona ed essere qui in questo momento!” Disse il Maestro Crivelli guardando il Maestro Dei Russi e cercando un suo assenso. Dei Russi accennò ad un sorriso e annuì con la testa, sentendo però che sarebbe stato veramente troppo, visto il suo equilibrio precario, oscillare una una volta di più il capo, che già aveva delle oscillazioni proprie e interne.

Entrambi i Maestri si compiacerono che il Duca d'Este osservasse con curiosità e impazienza, l'involucro che recavano al loro seguito.
Era chiaro che anche il Duca avesse grandi aspettative! Forse dopo i lustri dei suoi avi, voleva qualcosa in più o forse qualcosa di diverso da lasciare ai posteri, a futura e indelebile memoria del suo Ducato.

Il Duca Borso d'Este era un uomo che pur mantenendo il proprio ruolo istituzionale, riusciva senza problemi ad esternare le proprie emozioni e comunque l'informalità di alcuni suoi atteggiamenti, non pregiudicava assolutamente la sua autorevolezza.

- “Prego, appoggiate il Vostro lavoro su quel tavolo!” Disse il Duca indicando una tavolo, sul quale faceva bella mostra si sé un leggio in legno di noce, con fini cesellature e inserti in madreperla.

Con lenti movimenti, che sembravano parte di un cerimoniale, ma che in realtà era la sua precarietà ad imporglieli, Franco liberò il prezioso libro rilegato in velluto rosso, dalla tela damascata che lo ricopriva e lo posò sul leggio, sotto lo sguardo preoccupato di Taddeo e quello perplesso de Duca.

- “A Voi l'onore Duca!” Disse il Maestro Crivelli, dopo essersi schiarito la voce per attrarre l'attenzione, ponendosi con un rapido ed elegante movimento laterale, davanti al suo amico, nel tentativo di distrarre lo sguardo dubbioso del Duca dalle palesi difficoltà di Franco.

In un religioso silenzio, che era calato improvvisamente nella stanza, il libro ritornò ad essere il centro dell'attenzione e il Duca si apprestò ad aprirlo.
Liberò la copertina superiore dai due lacci di velluto con due fibbie d'oro, che la trattenevano ed ecco che su pergamene quasi madreperlate, tanta era la loro lucentezza, miniature dai vividi colori fecero mostra di sé... I blu luminosi, i verdi vellutati, i caldi ocra, il rosso carminio che riprendeva la tonalità della copertina e poi altri ancora e tutti finemente impreziositi dall'oro.
Il Duca si chinò più volte, per ammirare meglio da vicino quel meraviglioso mondo fatto di immagini e arabeschi, che incorniciavano i testi sacri scritti in latino, con caratteri gotici dal tratto preciso, un mondo racchiuso in uno scrigno, rivestito di velluto rosso e impreziosito da finiture in oro.


- “ Mi complimento vivamente con voi! Il Libro dei Libri, non poteva avere veste più bella e più degna del suo significato! Signori... Maestri... Voi con me passerete alla storia!” Disse il Duca visibilmente compiaciuto che il suo desiderio grazie a mani abili aveva finalmente forma e colore.

Taddeo fece appena in tempo a ringraziare che sentì un tonfo alle sue spalle... Si girò e vide che Franco era riverso per terra!

- “Duca, sono spiacente di questo inconveniente ma il mio esimio collega è emotivamente molto fragile e il solo pensiero di vivere questo momento è stato per lui un'esperienza molto forte!”
Disse Taddeo,con il chiaro intento di togliersi dall'imbarazzo, soccorrendo l'amico e risollevandolo da terra.
Il Duca fu molto comprensivo e glissando sulle vere cause del malore fece accompagnare Franco dal suo segretario in un altro luogo dove avrebbe potuto ristabilirsi.

Ripresero ad ammirare il testo sacro e Taddeo nel mentre si dilungò nel far notare al Duca alcuni particolari dalle milleduecentoventiquattro pagine che componevano il libro, precisando velatamente i riferimenti biblici delle immagini... Con i Titolati ci voleva garbo nell'esprimersi, molti di loro erano persone colte, ma non tutti e far risaltare una loro lacuna poteva essere un passo arduo se non addirittura sbagliato.
Il Duca proprio in virtù della sua proverbiale intelligenza e voglia di apprendere e soprattutto capacità di ascoltare, lasciò che il Maestro con una comprensibile enfasi gli spiegasse cose che a lui forse sarebbero sfuggite nella loro completezza.

Il tempo rimase sospeso nello studio del Duca, ma non fuori dove l'imbrunire della sera aveva colorato di rosso e di blu il cielo.

- “Arrivederci Maestri e ancora Complimenti! Sicuramente avrò ancora bisogno della Vostra maestria e non esiterò a chiamarvi!” Si congedò soddisfatto il Duca D'Este al termine dell'incontro.

-“Grazie di tutto Duca! E auguri per il vostro Ducato! Sia esso immagine della Vostra nobile persona! Lunga vita a voi e all'Imperatore Federico, che ha riconosciuto i vostri meriti!” Rispose il Maestro Crivelli e dietro a lui anche il Maestro Dei Russi, che con il trascorrere del tempo e con le ultime misture assunte al castello, si era ripreso quasi totalmente dalla sbronza, conservando solo a memoria di essa un bel mal di testa.

- “Speriamo Maestro! Confidiamo nell'aiuto dell'Altissimo e nella buona sorte !” Concluse il Duca.

I due Maestri miniaturisti, con passo tranquillo e il cuore leggero, attraversavano le vie di Modena per far rientro a casa, mentre nel castello degli Estensi, sito al margine della città, il Duca al chiarore delle candele continuava a rimirare emozionato e in solitudine il suo desiderio divenuto realtà.

- “Vuoi che andiamo in qualche taverna a festeggiare?” Chiese Taddeo in tono ironico.

- “Festeggiare sì, ma in chiesa e con l'acqua benedetta!” Rispose Franco a cui la testa doleva ancora.

Con le ultime luci del tramonto, la risata dei due amici fece eco tra i vicoletti della città...


Autore: Ser_Barney Cavaliere di Arezzo





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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:53

--Emanuele_C0rleone ha scritto:
Salutò l'amico Alessio appena giunto ed accolse sia il testo della giovane iscritta che del messaggero appena giunto

Quanti scrittori in questo concorso, è un piacere vedere come tale arte sia apprezzata da molti.

Porse ad Alessio le due opere ed appose la candidatura di messer Ser_Barney



[rp]
Pittura
- Marzia_ da Milano
- Cassorni da Modena
- Margot. di Firenze


Poesia
- Trombetto da Modena
- Sheere da Modena
- Primavera da Firenze


Scrittura
- Emrys77 di Milano
- Betelgeuse da Firenze
- Plautolo da Modena
- Robyn da Genova
- Ser_Barney
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:54

--Emanuele_C0rleone ha scritto:
Salutò l'amico Alessio appena giunto ed accolse sia il testo della giovane iscritta che del messaggero appena giunto

Quanti scrittori in questo concorso, è un piacere vedere come tale arte sia apprezzata da molti.

Porse ad Alessio le due opere ed appose la candidatura di messer Ser_Barney



[rp]
Pittura
- Marzia_ da Milano
- Cassorni da Modena
- Margot. di Firenze


Poesia
- Trombetto da Modena
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:55

Manuenza ha scritto:
Manuenza rimaneva nascosta tra la folla mentre osservava quel Messere ben abbigliato. Aveva lo sguardo smarrito tra la gente...

"Che stia cercando me?!" pensò tra sè...

Umilmente si avvicinò senza destare attenzione alcuna finchè gli sguardi si incrociarono ancora.

"Voi...ragazza...voi vestita di nero"

Manuenza si guardò attorno e si rese conto d'essere l'unica a vestire di nero. Così rispose balbettando

"I-Io?!"
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:56

--Emanuele_C0rleone ha scritto:
Salutò la dama accogliendola con un sorriso e sperando di sfatare quell'aria smarrita e timida

Piacere sono Emanuele Federico Corleone, colui che insieme al giudice Siciguns ed il governo Modenese ha consentito l'avvio di tali manifestazioni artistiche.

Vedo che avete visionato il manifesto del Concorso e se non erro percepisco interesse da parte vostra, avete bisogno di dissolvere qualche dubbio che vi sovviene

Sapete ho conosciuto molte persone, ora bravi accademici, che inizialmente avevano timore di lasciar andare il proprio estro al vaglio di terzi, egli si sentivano inadeguati, inadatti o addirittura incapaci

Credo che non vi sia un'arte perfetta ove tutti devono incalanarsi altre sì son certo che la miglior forma d'arte sia quella che, imparando le basi primordiali poi si plasmi sul proprio artista acquisendo l'accezione di "innovativo"


la guardò

bisogna non esser troppo critici su se stessi e darsi un'opportunità perchè le stesse difficilmente si ripetono
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:57

Manuenza ha scritto:
il messere parlava utilizzando parole forbite alcune delle quali non aveva mai sentito ma ne intuiva il significato.
"quanta disponibilità" pensò tra se
allora osò domandare cosa bisognasse consegnare per la partecipazione

"mi perdoni messere, forse queste informazioni sono già scritte o sicuramente avrà già più volte risposto, ma potrei sapere se per iscrivermi devo solo comunicarle il mio nome o devo consegnare un qualche documento?"
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:58

--Emanuele_C0rleone ha scritto:
Qual'è il vostro nome?

chiese

Dovete semplicemente esplicitarmi la volontà di partecipare e dirmi in che sezione farlo, Poesia o Pittura o Narrazione. Il tema è libero, quindi a vostra scelta e la presentazione dell'opera la potete fare entro la mezzanotte del 28 luglio.

le sorrise

allora gentil donzella, volete voi partecipare con il desiderio in primis di divertirvi?
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:58

Emanuele_C0rleone ha scritto:
Segnò il nome della ragazza e le augurò un buon lavoro, nell'attesa le avrebbe fatto recapitare tela, pennelli e colori al fine di agevolarla nella realizzazione dell'opera


[rp]
Pittura
- Marzia_ da Milano
- Cassorni da Modena
- Margot. di Firenze
- Manuenza da Modena


Poesia
- Trombetto da Modena
- Sheere da Modena
- Primavera da Firenze


Scrittura
- Emrys77 di Milano
- Betelgeuse da Firenze
- Plautolo da Modena
- Robyn da Genova
- Ser_Barney
[/rp]
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 21:59

Emanuele_C0rleone ha scritto:
Una missiva di iscrizione giunse al Rettore che subito si adopererò con l'iscrizione

[rp]
Mittente : Rosalba
Data d'invio : 24/07/1462 - 11:03:27
Titre : Concorso Artistico
Emanuele vorrei partecipare al Concorso Artistico nella pittura

grazie

Rosalba [/rp]


[rp]
Pittura
- Marzia_ da Milano
- Cassorni da Modena
- Margot. da Firenze
- Manuenza da Modena
- Rosalba da Firenze


Poesia
- Trombetto da Modena
- Sheere da Modena
- Primavera da Firenze


Scrittura
- Emrys77 di Milano
- Betelgeuse da Firenze
- Plautolo da Modena
- Robyn da Genova
- Ser_Barney da Firenze
- Caryn da Milano
[/rp]
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 23:02

--Emanuele_C0rleone ha scritto:
Un'altra iscrizione privata giunse ad Emanuele, conosceva la giovane e con un sorriso compiaciuto appose il nome nella lista

[rp]

Mittente : Caryn
Data d'invio : 24/07/1462 - 14:31:09
Titre : Re: partecipazione


Di mia spontanea volontà ( seeeeeeeee...e quando mai!) comunico all' Illustre Magnifico Rettore
quanto segue:

Io Caryn da Piacenza vi chiedo di poter partecipare al Concorso Estate e colori in rima nella sezione NARRATIVA

- Autorizzo alla pubblicazione -[/rp]
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 23:03

Siciguns ha scritto:
Carissimo amico mio, quante iscrizioni, e da ogni dove poi... disse Alessio.
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 23:04

--Sean.wallace ha scritto:
.

Essere scozzesi puro sangue è un onore, proprio come appartenere ad un Clan rinomato e rispettato come quello dei Buchanan, ma esiste anche un'altra faccia della medaglia e ben lo sapeva Sean Wallace che nonostante la sua permanenza da lungo tempo, in terra straniera, provava ancora lancinanti fitte alla coscienza e altre ripercussioni fisiche, ogni volta che la mano affondava nel borsello del denaro per prelevarne.

Erano ormai diversi mesi che risiedeva a Chiavari e per caso un dì venne a sapere che la prestigiosa “Accademia Corleone di Modena” aveva bandito un concorso letterario a premio, con accesso gratuito! Particolare quest'ultimo, che non poté sfuggirgli!
Ci pensò un'intera serata mentre sfogliava il suo diario di viaggio.
Quanta vita racchiusa tra quelle pagine... Quanta lungo la via ne aveva incontrata... Quante storie che poteva narrare!
Ad osservarle bene, alla fine le persone erano diverse, ma le storie avevano molti punti in comune, pur non avendo relazione alcuna le une con le altre.

Mentre sfogliava quelle pagine, prendendo appunti dalle sue memorie di viaggio, giunse all'annotazione del testo di un canto, di un menestrello incontrato su di un'impervia via della Garfagnana.
Il canto era un po' macabro, ma denso di contenuti. Il menestrello era molto abile, ma povero in canna. Fu quella una delle poche occasioni in cui Sean decise generosamente di pagare per un altro e questo in virtù del sacro fuoco dell'arte.

Nel rileggere quel canto gli sovvenne un'idea... Prese carta, penna e calamaio, accostò la candela per vedere meglio e il nastro d'inchiostro diede vita ad una storia.

Il mattino dopo alzatosi di buon'ora, andò alle porte della città, cercando viaggiatori o mercanti che fossero diretti a Modena, per chiedere loro di consegnare dietro compenso, il suo scritto all'Accademia.

Trovò dei mercanti che gli chiesero cento ducati per la commissione.

- “Per cento ducati vado io a piedi!!!” Gli rispose stupito e indignato Sean, allontanandosi da loro rapidamente.

- “Ecco, fate così che è meglio!” In risposta, la voce del mercante, fece eco nell'androne, sotto il quale stava preparando la carovana.

Un conto è far minacce altra cosa è attuarle... A piedi sino a Modena non ci poteva andare, non sarebbe neppure giunto in tempo! Ma il vecchio ronzino del fabbro magari lo avrebbe potuto portare.

- “Cinquanta ducati per voi, caro Sean!” Disse il fabbro ben lieto di venderglielo, consigliandogli però di non affaticarlo troppo.

Partirono lui e il cavallo il pomeriggio stesso, ma non dovettero fare molta strada perché Sean capisse di quale buggeratura era stato vittima... Il cavallo trottava in discesa, faticava in pianura e si fermava davanti alla salita come se fosse stato al bordo di un precipizio.

Attraversò la zona degli Appennini tirandolo per le briglie in salita, come se avesse avuto un somaro al seguito e cavalcandolo nelle discese, quando la strada cambiava inclinazione.
Giunse così nella grande piana Padana, ma resosi conto che andava più veloce a piedi che a cavallo, a Fornovo vendette il ronzino per trenta ducati.
Non era stato propriamente un affare, ma un tratto di strada era stato percorso e con un dispendio minimo di denaro.
Mentre oramai rassegnato a proseguire a piedi, percorreva la via che da Fornovo portava a Parma, vide in lontananza un carro coperto, trainato da due cavalli che sopraggiungeva da una strada secondaria.
Giunsero in contemporanea sull'incrocio, lui e il carro, il messere che lo conduceva arrestò la corsa dei cavalli e rivolgendosi a Sean gli chiese informazioni per giungere a Guastalla. Mai occasione poteva essere più fortuita! In un attimo gli balenò in testa un idea...

- “Buon uomo, di strade per Guastalla ce ne sono due, una più lunga ma più facile e l'altra più breve, che abbrevia di molto i tempi, ma mi vien difficile anche spiegarvela, perché io che l'ho percorsa più volte, ho dei punti di riferimento ben precisi, che però non saprei indicarvi così su due piedi... Dovrei accompagnarvi per farlo!” Disse Sean sperando in passaggio ripagato con le sole indicazioni stradali.

E così fu... Però il messere che conduceva il carro, sedeva con accanto la moglie, una donna dalla corporatura florida e tra i due, il loro figlioletto, così minuto e gracile che un movenza sbagliata della madre, avrebbe potuto essergli fatale. Era dunque chiaro che lui avrebbe dovuto prendere posto nel retro del carro e lì si diresse, ma appena aggirato il medesimo fece l'amara scoperta... Trasportavano maiali!
Rassegnato salì e per tutto il viaggio rimase in piedi al fondo del carro e dopo aver trovato due appigli sicuri ai quali arpionarsi per non cadere, cercò nonostante la situazione, di assumere un aspetto fiero, come gli antichi conquistatori delle sue terre che viaggiavano per l'appunto in piedi sulle loro bighe.

Giunto a Guastalla, considerava di essere quasi arrivato, ma in realtà non era così!
Congedatosi dal messere dei maiali, si stava dirigendo verso le porte della città per riprendere il cammino, quando vide un corteo funebre, con una forte impronta ecclesiastica, probabilmente il funerale di un alto prelato!
Il corteo che era fermo per il disbrigo delle pratiche doganali,era composto da due carri uno sul quale viaggiava il feretro e l'altro con dei pretini giovani che recitavano le litanie.
Cercò informazioni e scoperto che erano diretti a Modena chiese un passaggio, millantando parentele tra i prelati.
Lo fecero salire solo dopo averlo fatto ricoprire con una loro tonaca, giusto per nascondere il suo abbigliamento estroso per quei luoghi, del resto vedere uomini che indossassero il kilt non era certo consuetudine nei Ducati italici!
Sean per tutto il tragitto dovette unirsi anche alle loro preghiere... Non che lui non volesse pregare! Pregava e con fervore, non per il trapassato, ma perché quel viaggio terminasse nel più breve tempo possibile.

Giunsero finalmente a Modena e Sean si portò davanti al palazzo dell'Accademia... Quel luogo non era nuovo per lui e la sua presenza lì, gli creava un po' di inquietudine... A suo tempo aveva avuto delle disquisizioni, che però dovevano essere “acqua passata”, ma purtroppo quelle cose, lasciano almeno per un po',traccia di sé.
Varcò la soglia del portone d'ingresso con la pergamena in mano e con passo deciso si diresse sino al fondo del lungo corridoio che terminava con l'ufficio del Rettore.

Bussò e attese...



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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 23:05

Emanuele_C0rleone ha scritto:
Pose la mano sulla spalla dell'amico Alessio

Il mio sogno più grande è dare all'arte italalica il giusto valore nella nostra società e far confluire in essa tutti i giovani talenti al fine di dare a loro gli strumenti per farsi strada nella nostra società

lo guardò

ben vengano le iscrizioni se ciò rappresenterà la crescita artistica e l'unione sociale di un'unica penisola...l'arte come sempre rappresenta un elemento di coesione imprescindibile


vide giungere un giovane scozzese che aveva conosciuto in passato, sorrise annuendo al suo sguardo

Benvenuto

aggiunse porgendogli la mano
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 23:06

Sean.Wallace ha scritto:
.

- "Grazie, Rettore! Ben rivisto!" Rispose Sean al saluto del Rettore.

- "Per ottime ragioni sono venuto di persona a portarvi una mia opera, con la speranza che essa possa prendere parte al concorso indetto dalla vostra Accademia." Disse porgendogli la pergamena...

[rp]


LA MORTE E BASTIANO


♪♫ ♪♫

Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e così sono crudele, così forte sono e dura
che non mi fermeranno le tue mura.

Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
e dell'oscura morte al passo andare.

Sei l'ospite d'onore del ballo che per te suoniamo,
posa la falce e danza tondo a tondo
il giro di una danza e poi un altro ancora
e tu del tempo non sei più signora.

{Angelo il Menestrello}


♪♫ ♪♫

-------

Entrai nella bottega di Bastiano e vidi che lui aveva predisposto il necessario per la preparazione delle mortadelle. Sul tavolo in bell'ordine c'erano i coltelli, il sale, le bacche di mirto e i mortai.
Nella macelleria della sua famiglia questo era il suo compito, la sua arte era sopraffina, a pensarci su anche il suo mestiere aveva a che fare con me... Ma questo non ci rendeva certo né colleghi, né amici.

Bastiano era un uomo di mezza età... Diciamo uno di quelli che quando li porto via con me, la notizia fa tanto clamore e quindi è innegabile che la cosa mi dia soddisfazione.
Uno dei piaceri maggiori che provo è sentire l'odore della paura che queste persone emettono... Quelli rassegnati alla sorte non possono certo essere oggetto di un mio vanto!

Un raggio di sole entrato dalla finestra aperta si riflesse sulla mia falce.
Bastiano abbagliato dallo scintillio e visibilmente sorpreso dalla mia sinistra figura, sbiancò in viso e si riversò sul piano di lavoro in preda ad un malore, con la vena giugulare inspessita che gli pulsava vigorosamente.

- “No, no, ti prego...” Mi supplicava il mal capitato sollevandosi a fatica dal tavolo e tenendosi il petto con le mani.

Una risata uscì dalla galleria d'ossa che è la mia gola, mi avvicinai a lui e mi sedetti sul tavolo appoggiandomi alla falce.

- “Mi piacerebbe dirti che ora tu devi venire con me, ma non è così... Pare che per disposizioni dall'alto, tu mi debba seguire in un tempo quando il grande astro sarà a riposo!”

Inteso che non era quello “il suo momento” Bastiano si calmò e con lui anche il battito del suo cuore, ma a quel punto avrebbe voluto sapere quando sarebbe stata “la sua ora”.

- “ Da questo momento, ora dopo ora, giorno dopo giorno, io vivrò con te, o per meglio dire tu morirai con me!”

E così iniziò la mia vita con Bastiano... O la sua morte con me!
Dalla mattina alla sera ero in bottega con lui e la notte sedevo accanto al suo letto e vegliavo le sue notti insonni.
Sentivo che i primi giorni lui viveva in conflitto con se stesso, diviso tra la voglia di fare il più possibile per lasciare maggiori ricchezze alla famiglia e il dubbio che forse una moderazione gli potesse concedere qualche giorno di vita terrena in più.
Nelle giornate trascorse insieme ogni volta che io mi muovevo lui inizialmente mi guardava con terrore, temendo che fosse “il fatidico momento” e io compiacendomi di tutte le emozioni che vedevo rappresentate in sequenza sul suo viso, cambiavo posizione anche quando le mie ossa non ne avevano la necessità.

Successe poi qualcosa di nuovo... Con il trascorrere dei giorni, Bastiano pur mantenendo un atteggiamento guardingo nei miei confronti sentivo comunque che stava cambiando, c'erano addirittura dei momenti in cui lo vedevo distratto dalla mia presenza e quindi dalla mia incombente minaccia.

In quei giorni Bastiano stava preparando una festa e per quella occasione aveva serbato due mortadelle che lui riteneva speciali.
Nel locale accanto alla sua bottega, una mattina un carretto giunto da fuori le mura aveva scaricato due botti di vino “Lambrusco” fruttato e fermo.
Poi giunse la serata in cui la festa ebbe luogo.

- “Ci sarai alla festa?” Mi chiese lui con tono ironico e con un sorriso smorzato, ma io sapevo che non era quella la domanda e infatti con un'ironia ancora più pungente mi pose il suo vero quesito...

- “Riuscirò ad esserci anche io?” Annuii con il capo.

Era sera, una bella sera di mezza estate, c'erano poche stelle visibili perché la scena l'aveva rubata una falce di luna, indubbiamente la mia preferita!
Seguii Bastiano lungo i vicoletti male illuminati di Modena, nessuno oltre gli animali si accorgeva del mio passaggio. Giungemmo nella piazza davanti la chiesetta del suo rione, dove erano state allestite due tavole, su una c'erano ricche zuppe fumanti, saporite tome di formaggio, croccanti formelle di pane e due profumatissime mortadelle... Quelle che erano state conservate per l'occasione!
Sul tavolo accanto, le due botti di “Lambrusco” riverse e spillate, dalle quali tutte le persone munite di boccali si servivano a volontà.

Quando dei musicanti iniziarono a suonare, le loro allegre melodie furono un chiaro invito a danzare intorno al falò che qualcuno aveva acceso al centro della piazza.
Iniziarono le donne volteggiando con fare civettuolo e ironico, seguirono in modo confuso i bambini con dei cani a seguito e per ultimi si unirono gli uomini.
Bastiano mi guardò e io lo ricambiai con un ghigno e forse per la prima volta gli vidi fare un gesto che mi stupì anche se le ragioni le conoscevo.

- “Vieni a danzare, sei tu l'ospite d'onore! Posa la falce e danza tondo, tondo!” Disse indicandomi il falò.

Seguii l'invito e danzai con tutti loro, anche se loro ignoravano di danzare con me, solo i cani notando la mia presenza si allontanavano ringhiando al mio passaggio.
Io guardavo Bastiano e lui guardava me, vedevo che ogni tanto rallentava i suoi movimenti per resistere il più possibile alla fatica del movimento e a quel cuore che batteva in modo irregolare.
Resisteva per non smettere quella danza... Per non farmi smettere quella danza!
La luna aveva fatto un lungo tratto di corsa nel cielo quando la musica come il falò si spense.

- “Sono pronto!” Mi disse Bastiano.

Ci incamminammo verso l'infinito, lui al mio fianco con il capo chino e io con la mia falce che accompagnavo i suoi passi tenendogli la mia mano sulla spalla.

Bastiano ad un tratto arrestò il suo incedere, per un istante guardò nel fondo delle mie cavità orbitali e con voce strozzata dall'emozione mi disse:
- “Avrei voluto vivere ancora, ma devo ammettere che non mi sono mai sentito così vivo come da quando ho conosciuto te!”


- “Lo so Bastiano, lo so!” Risposi io invitandolo a riprendere il cammino nelle ultime tenebre della notte.



Autore: Sean_wallace

[/rp]




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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 23:07

--Emanuele_C0rleone ha scritto:
Gli sorrise

sarà per me un piacere potervi segnare nella lista dei partecipanti

rispose apponendo il nome del giovane nella sezione narrativa
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 23:07

Emanuele_C0rleone ha scritto:
Emanuele segnò in verde coloro che avevano già presentato le personali opere



[rp]
Pittura
- Marzia_ da Milano
- Cassorni da Modena
- Margot. da Firenze
- Manuenza da Modena
- Rosalba da Firenze


Poesia
- Trombetto da Modena
- Sheere da Modena
- Primavera da Firenze
- Fuego2806 dal R2S


Scrittura
- Emrys77 di Milano
- Betelgeuse da Firenze
- Plautolo da Modena
- Robyn da Genova
- Ser_Barney da Firenze
- Sean.wallace da Genova
- Caryn da Milano[/rp]
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   Dom 28 Set 2014, 23:09

Emanuele_C0rleone ha scritto:
affisse una nuova iscrizione

[rp] Mittente : Fuego2806
Data d'invio : 24/07/1462 - 18:57:18
Titre : Re: Re: Poesia

**********************

Il sottoscritto Padre Francesco Ivan Dragone Nero, chiede alla Sv la possibilità di poter partecipare alla Mostra tenuta nel ducato di Modena : Estate e colori in rima nella sezione Poesia.


- Autorizzo alla pubblicazione -

**********************[/rp]



[rp] Mittente : Fuego2806
Data d'invio : 24/07/1462 - 18:59:23
Titre : Re: Re: Poesia

**********************
PER CASO

Ti ho cercata
nel colore denso
di un dolce
tramonto

ho attraversato
pensieri e immagini
per arrivare dove tu
sei adesso

ho pronunciato
tante parole
per comunicare
col tuo sogno
menzoniero

ho accarezzato
fragili momenti
dove tu ed io
eravamo

due gocce
nel silenzio assoluto
delle nostre anime
irrequiete

l'amore
e la percezione
il sogno
e la passione

ti ho cercata
nel calore tiepido
di un piccolo bacio
e alla fine

ti ho trovata nascosta
dietro a un ricordo
ormai svanito

dal tempo armoioso
del nostro incontro
nato per caso...

[/rp]
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MessaggioTitolo: Re: [GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima   

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[GDR] Concorso Artistico Modenese - Estate e Colori in Rima
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