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 Archivio lavori ministro M.azzurra Teatro Modenese 1

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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Archivio lavori ministro M.azzurra Teatro Modenese 1   Mer 24 Set 2014, 22:08

[GDR] Compagnia Stabile Teatro Modenese in data 23 Agosto 1462


Ultima modifica di m.azzurra il Mer 24 Set 2014, 22:14, modificato 2 volte
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: Archivio lavori ministro M.azzurra Teatro Modenese 1   Mer 24 Set 2014, 22:08

M.azzurra ha scritto:
In quanto Ministro della Cultura, con il permesso del Duca Daygar_ii,
inauguro questa nuova sala dedicata alla Compagnia Stabile del Teatro Modenese.
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: Archivio lavori ministro M.azzurra Teatro Modenese 1   Mer 24 Set 2014, 22:10

[rp]


In veste ufficiale di Ministro della Cultura,
Noi M.Azzurra De’ Giustiniani Borgia, inauguriamo questa sala affinché si faccia emergere il teatro come forma d’arte virtuosa,
che affondi le sue radici nella prospera cultura modenese, con lo scopo di formare giovani leve artistiche con specifica vocazione al settore del teatro e all’animazione teatrale,
così che il sapere teorico non solamente si coniughi con quello pratico,
ma incontri il mondo di questa magnifica professione,
condizione primaria affinché i contenuti dell'insegnamento siano posti in più stretta relazione con le esigenze del mondo dell’arte.




M.azzurra De' Giustiniani Borgia
Ministro della Cultura del Ducato di Modena
Diacono di Massa



Massa, 26 Agosto 1462[/rp]
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: Archivio lavori ministro M.azzurra Teatro Modenese 1   Mer 24 Set 2014, 22:11

Almalibre ha scritto:
Una persona in forma strettamente anonima e non ufficiale, ha fatto pervenire il seguente messaggio che allego qui per dovere d'informazione, senza aggiungere nè togliere nè modificare nulla del testo originale.


[rp]Il primo doveroso ringraziamento va alla gentile M.Azzurra che ha saputo cogliere anche le microsfumature dell'opera rappresentata, in quanto autrice del pezzo, alla bravura della compagnia che rappresenta l'opera e all’apprezzamento del pubblico. Il mio grazie a tutti di vero cuore a tutte quelle persone sono state indispensabili per dare vita all’idea e al progetto che hanno operato nel completo anonimato, invisibili ma determinanti.
La magia del teatro si è vista e si è respirata a prescindere dal contenuto e dalla forma. La gente non è vero che non ama andare in teatro o che non abbia voglia di pensare. Lo ha dimostrato questo spettacolo. La gente sa ancora riconoscere impegni e valori, ma bisogna saperli presentare.
Vi racconto i miei stati d’animo durante la rappresentazione: guardavo i vostri volti, il vostro impegno, la vostra luce interiore, il vostro buttarvi in quest'avventura e piangevo dalla gioia (da fuori non ci riesco proprio). Consideravo i vostri sacrifici, gli orari, i turni di prova, le fatiche e dicevo a me stessa di non fare ancora abbastanza per il vostro impegno.[/rp][/rp]
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: Archivio lavori ministro M.azzurra Teatro Modenese 1   Mer 24 Set 2014, 22:12

Heba ha scritto:
Il Ministro della Cultura , nell'occasione Dama M.Azzurra rilancia il teatro nel territorio Modenese,
con una commedia inedita veramente intrigante e divertente, nella sua freschezza e originalità.
Non possiamo che complimentarci per la "piece " che ha scritto e che sta mettendo in scena,
sicuramente un un successo che porterà una rivitalizzazione del gruppo interessato al teatro.
Grazie quindi al Ministro e complimenti per la piece.
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m.azzurra

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MessaggioTitolo: Re: Archivio lavori ministro M.azzurra Teatro Modenese 1   Mer 24 Set 2014, 22:13

IL TORNEO

ATTO UNICO


Personaggi:

Voce Narrante

Giullare di Corte

Spettatore 1 e Spettatore 2

Almeria

Angiolino

Spotorno

[Ambientazione: in un piccolo villaggio lungo il fiume si tiene un torneo. Non un semplice fiume, un drago covato nelle acque fredde del teatro cinto dai monti della Mauria, che srotola le spire attraverso le valli carniche, frantumato da crode, schiaffeggiato da piogge e tempeste, decapitato parzialmente nella sua corsa dalla lancia di San Giorgio nel luogo, ove diventato adulto tra fine sabbie, scorrerà poi pigramente come fiume per disintegrarsi morente a mare.]


Scena: fondale con ritratta l’Arena; sul palco alcune finte rocce ed arbusti. Sullo sfondo passa un giullare di corte che affigge un volantino.




GIULLARE DI CORTE: Squillino le trombe, rullino i tamburi
Presso la piazza accorrete tutti!





GIULLARE DI CORTE: [Un rullo di tamburi.]

“Udite, udite! Messeri, dame, damigelli e damigelle!!! Il Signorotto Baciccia della città di Mescalenos vi apre le porte del proprio castello per una giornata di libagioni e di festeggiamenti!





Che si cali il ponte levatoio e che futuri cavalieri e nobildonne avanzino, penetrando nel cuore del suo Reame.





Saranno mantenute le regole del duello cortese (a meno che per motivi di gioco non si decida di fare un duello all'ultimo sangue ) e udite udite, al vincitore del torneo sarà data in sposa sua figlia come sposa e vari appezzamenti di prosperi terreni come dote.”





VOCE NARRANTE: Mentre le ragazze da marito si preparavano a tempo davanti all’unico specchio domestico presso la tinozza a fianco dei lucenti secchi ramanti, anche a turno, tirandosi particolarmente a lustro i capelli, magari unti con l’olio di lucerna.

Si accenna sommessamente che in altri tempi le parsimoniose bisnonne coprissero tale specchio con un telo, perché non si consumasse a furia di riflettere immagini.

I pochi merciaioli ambulanti, con a spalla l’oblunga cassetta, erano sempre i benvenuti tra le ragazze che, alla vista di tanti aggeggi cittadini, riposti qua e là nei misteriosi cassettini, vi spendevano qualche palanca, sovente catturata dalla calza dei vecchi, domiciliata sotto il paglione, per acquistarvi quelle piccole cose che formavano la loro gioia, simile a quella dei bambini all’apparire di nuovi balocchi.

Talor ne sortivano furtivamente, inopinati ospiti, anche certi libriccini non del tutto castigati, dove si parlava d’amore, che mal si sarebbero adattati in un educandato femminile; indi ciprie ed unguenti profumati alla violetta, in eleganti scatolette. Le ragazze che mettessero un po’ di cipria e erano segnate a dito; solo le belle mugnaie potevano trovare a ciò una plausibile giustificazione.

E così sul sagrato della chiesa, terminate le funzioni del mattino ed i vesperi, si incontrava la gioventù; le ragazze tenendosi a braccetto a più file, passavano impavide con occhi assassini, rimandando frizzi ai giovani che facevano ala al loro passaggio, commentandole. Strette insieme, diventavano ardite ed intrepide, affrontando le agguerrite compagini di coetanei, per poi trovar posto sugli spalti.


[Le due squadre di cavalieri entrarono, l’una da Nord, l’altra da Sud, nel campo per le parate e le esercitazioni, sfilando davanti alla tribuna addossata al muro del forte. Il frinire di un cavallo a un passo dall’orecchio fece sobbalzare lo spettatore. Guardò davanti a sé e vide il muso dell’animale…]


VOCE NARRANTE: La pelle del cavallo era ricoperta da un rivestimento frontale di cuoio scarlatto; griglie a cupola, in bronzo dorato come le altre come le altre elaborate guarnizioni, coprivano gli occhi, dandogli un aspetto soprannaturale. Pareva un drago.

Il cavaliere non era meno inquietante. Portava una maschera, prima di tutto. O meglio del suo elmo faceva parte una maschera, argentea nelle fattezze del volto, dorata e riccamente intarsiata sulla fronte; la calotta culminava in un imponente pennacchio giallo fiancheggiato da due penne. Lungo le tempie erano intarsiati boccoli d'oro e un’ampia visiera sormontava la fronte.


SPETTATORE 1: E’ quello là! Quello con l’elmo da parata! [L’indice dell’interlocutore individuò il campione della squadra.]


[Si alzò un boato. Il giovane Spotorno si distingueva tra gli altri per l’armatura dorata, a scaglia più ampie, e per due pennacchi gialli che svettavano altissimi, ai due lati dell’elmo, proseguendo come lunghe trecce intorno alla nuca.]





VOCE NARRANTE: La torsione del busto a sinistra dell’attaccante si fa più accentuata. Altro tiro, altra ovazione: il giavellotto eccolo raggiungere la coscia del cavaliere. E ancora, prima di girare verso la propria squadra, proprio sul nuovo angolo si avvita di nuovo, stavolta verso destra con una torsione di vita quasi innaturale. Ed è ancora bersaglio centrato. Ed ecco una nuova, portentosa torsione del busto che gli permette di evitare il colpo. Pur in equilibrio precario, il fenomenale cavaliere non rallenta la corsa verso i propri ranghi e, ancora fuori asse rispetto alla sella, scaglia la lancia all’indietro, tenendola sotto il gomito e… va a segno!!!



[La sua cavalcata terminò tra gli applausi più scroscianti. In tribuna ci fu persino chi si alzò in piedi… L’ovazione fu tale che i successivi contendenti non poterono partire per un bel pezzo, tra chi si guardava stupefatto, in ammirazione estatica.]



PUBBLICO: Hyspanico! Hyspanico! Hyspanico! Hyspanico!



SPETTATORE 1: Hai visto? È un vero fenomeno! Vorrei diventare il suo equivalente in fanteria.



SPETTATORE 2: Scordatelo. Ci hanno chiamati qui per rivestire ruoli di avanscoperta, non per menar fendenti. [Affermò augurandoselo di tutto cuore.]



[Tutto avveniva sotto gli occhi della vergine Almeria, che ogni giorno si vestita a festa e tifava ora per uno ora per l'altro cavaliere tanto sapeva che solo uno avrebbe avuto l'ambito trofeo: lei come sposa e tutti i terreni portati in dote finché non ne rimasero in gioco solo due.


Ma il suo cuore batteva per il giovane Spotorno, suo concittadino, ma non aveva il coraggio di confessarlo a nessuno, nemmeno a sé stessa. I cavalieri partirono al gran galoppo e con la lancia riuscirono a buttarsi in terra entrambi; presero le spade e iniziarono un lungo estenuante duello. In alcuni momenti Angiolino di Modena sembrava avere in sopravvento su Spotorno di Mescalenos, in altri tutto il contrario.]



ANGIOLINO: Meglio una sciocca ragazza con un fiore che uno sciocco uomo con un cavallo e una stecca. [Affermò guardando negli occhi Spotorno.]



SPOTORNO: Arranco[sussurrò sottovoce mentre Almeria si alzò dagli spalti guardandolo intensamente negli occhi.]



ANGIOLINO: Arranco. [Scoppiò in una risata.] Arranco. Avete presente il verbo arrancare? Arrancare: il lento, faticoso, deprimente, ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita, tranne l'impulso di dover, semplicemente, continuare la lotta.



SPOTORNO: [Volgendo lo sguardo ad Almeria.] Mi manchi come al Sole manca il fiore… Come al Sole manca il fiore nel gelo dell'inverno. Vincerò questa battaglia…






[Spotorno si rialzò, oppose la spada agli attacchi sempre più furiosi ma scomposti dell’avversario, e prese a fare gli scalini all’indietro degli spalti. Le lame presero a incrociarsi sempre più rapide, e qualche affondo lo provò pure Spotorno. Ma poi vide che nel ritorno rischiava di farsi tagliare il braccio, e decise di rifarlo solo a colpo sicuro.


Angolino lo incalzava, ma spesso i suoi fendenti finivano contro le pareti della colonna; la lama mandava scintille all’impatto, il contraccolpo faceva perdere ad Angiolino il controllo dell’arma.


Spotorno provò ancora ad affondare, e l’altro fece un passo indietro, perdendo l‘equilibrio e finendo contro il muro per non cadere. Spotorno poté così risalire qualche altro gradino senza pressione. Lama contro lama, polsi che vibravano a ogni impatto, sotto le potenti spallate dell’avversario. Dopo l’ennesima parata, si chinò appena e affondò la spada contro la coscia di Angiolino, pungendola e aprendo uno squarcio.


Angiolino lanciò un ruggito, più per l’orgoglio ferito che per il dolore, e reagì con un fendente trasversale da una parte all’altra. Spotorno non poté evitare che la punta della spada lo graffiasse in orizzontale lungo il petto.


Lanciò un urlo anche lui. Si mise in ginocchio. Evitò ancora un fendente, un altro ancora lo parò. Un nuovo colpo lo prese di striscio lungo la spalla sinistra. Si raggomitolò su sé stesso, erano ormai in cima agli spalti tra il pubblico e, prima che Angiolino potesse ancora vibrare la spada, si scagliò con la testa, accompagnata dal peso del busto, contro le cosce dell’avversario. Questo cadde in avanti;


Spotorno fece subito leva sulle gambe facendogli mancare l’appoggio e prolungando il suo sbilanciamento. Oltre il parapetto. Non ci fu un urlo nel vuoto… nulla.]





ALMERIA: [Raggiunge di corsa il suo promesso e posandogli una mano sul viso.] Vi siete fatto male?


SPOTORNO: No nulla… solo un graffio. Quale è il vostro nome?


ALMERIA: Al momento non vi riguarda…



SPOTORNO: Forse gli angeli non hanno nomi, ma solo bellissimi volti. [Così facendo le diede un bacio… Fu un bacio vero, profondo, carnale... E poi si baciarono tantissimo, quattro o cinque ore di seguito e l’amore trionfò su tutto.]


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